Resconto Assemblea del Pollaio, martedì 12 Marzo

Resoconto dell’assemblea del Pollaio del giorno martedì 12 marzo 2013.
All’assemblea hanno partecipato i gestori del Pollaio, molti dei frequentatori abituali dell’aula studio, e diversi studenti che hanno colto l’occasione per cercare di capire quello che sta succedendo. Inoltre hanno partecipato dei rappresentanti degli studenti, eletti nelle file del Sindacato degli Studenti e di StudentiPer.

 
L’assemblea è iniziata con una breve spiegazione di quello che è successo nei giorni scorsi in Pollaio: lunedì 4 Marzo il prof. Oddone Schiavon, delegato del rettore alla gestione degli spazi didattici, e incaricato dall’ateneo per seguire il progetto di autogestione, ha fatto un sopraluogo in Pollaio. Accortosi della presenza di elettrodomestici (macchina del caffè espresso, microonde, frigorifero) ha dato in escandescenze con gli studenti lì presenti, e ha chiamato al telefono i gestori, ai quali ha intimato di rimuovere i suddetti elettrodomestici pena il loro sequestro immediato.
1) Gli elettrodomestici sono stati rimossi e ieri in assemblea è stato deciso che non verranno rimessi, per evitare di peggiorare ulteriormente la posizione del Pollaio in vista di un futuro dialogo con l’ateneo.
Il gesto dell’ateneo, nella persona del prof. Schiavon, va giudicato in un contesto più ampio: il nostro progetto esiste in virtù di un accordo/contratto sottoscritto dall’ateneo e dai gestori del Pollaio, per ottenere il quale sono stati necessari anni e anni (per chi scrive, almeno 5) di dialogo, rivelatisi in un primo tempo inutili. Solo una successiva azione di forza degli studenti del Pollaio (un’occupazione di sei mesi), e solo grazie all’intermediazione di vari organi di rappresentanza studentesca, è stato possibile ottenere questo contratto, e la gestione dell’aula studio Paolotti.
Questo contratto, tuttavia, in alcuni punti imposti dall’ateneo mina alla base la qualità e addirittura il senso stesso dell’autogestione (divenuta col tempo un vero e proprio lavoro non remunerato per l’università, assai poco gratificante), rivelandosi pertanto inadeguato. Il prof. Schiavon ci tiene a precisare che, nonostante l’impegno e la perseveranza dimostrate dagli studenti del Pollaio in questi anni, lui non li riconosce come interlocutori ufficiali sul progetto.
2) Si è deciso di cominciare una compagna di protesta “blanda”, a scopi più che altro informativi, fino al momento (mese di Aprile) in cui non sarà ricostituito il Consiglio degli Studenti, organo nel quale gli studenti sperano di portare avanti un più fruttuoso dialogo con le istituzioni.
Questa campagna verterà fondamentalmente su questi principi:
– L’università degli studi di Padova si sta “dimenticando” che i suoi studenti sono prima di tutto persone. Un risultato certo è che effettivamente non esistono quasi più delle realtà, all’interno di spazi strettamente universitari, frequentate da studenti, se non per studiare. Ovvero, la nostra università sta serenamente abdicando all’idea che gli anni universitari possano rappresentare un culmine nella formazione culturale, oltre che scentifica, dello studente.
– Per i motivi sopracitati gli studenti chiedono di essere finalmente trattati con rispetto, e che siano loro riconosciute la dignità umana ed intellettuale che gli spetta. È ora che l’università conceda maggiori libertà a degli studenti ormai adulti, pronti a farsi carico anche di maggiori responsabilità.
Ci si muoverà su due fronti:
3) (Protesta) Un’interfaccia con gli studenti poggerà su una raccolta di firme carteacea e online, a sottoscrizione di una petizione che verrà stilata nei prossimi giorni, e sull’organizzazione di un “bombardamento” di mail di protesta degli studenti ai professori Oddone Schiavon e Armando Gennaro (prorettore all’edilizia). Sarà inoltre organizzato un volantinaggio.
4) (Proposta) Costituzione di un gruppo di lavoro con lo scopo di raccogliere informazioni di ogni tipo (norme, regolamenti, gestione delle responsabilità…) sulle COMMON-ROOM attualmente esistenti in altri atenei (essenzialmente esteri). Esso dovrà produrre un fascicolo che supporti, in modo tecnico, la richieste degli studenti di avere common-room a loro accessibili, così da garantire al Pollaio la sicurezza di rappresentare non più un’isola felice ma dal destino fragile e incerto, bensì la manifestazione concreta di una politica dell’ateneo in armonia con le istanze e le esigenze dei suoi studenti, con la forte speranza che ciò porti alla costituzione di altre realtà simili. L’intenzione è quella di chiedere subito che ne venga costruita una nella nuova aula studio in programma al piano terra dell’edificio Paolotti, e che passi sotto la gestione degli studenti del Pollaio.

 
CONCLUSIONI:
C’è la forte convinzione che il Pollaio, tramite gli organi ufficiali di rappresentanza studentesca, possa finalmente acquisire un riconoscimento formale già fortemente voluto, ottenuto, ma che a conti fatti si è rivelato insufficiente. D’altro canto i rappresentanti degli studenti possono trovare nel Pollaio un esempio concreto e attuale in cui spendersi per ottenere dei risultati generali che possano migliorare l’offerta della nostra università. Quella delle common-room per gli studenti e degli spazi associativi universitari è una battaglia già affrontata, anche aldifuori del Pollaio. Non dovrebbe esserci momento più indicato per rinnovare la protesta e le pressioni all’ateneo se non questo, in cui l’unico esempio attualmente esistente, e frutto di tante battaglie, rischia di scomparire.

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